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La morfina e l’ultimo pensiero prima di morire

Ashram di Amritapuri, 14 marzo 2017

 

Martedì scorso, in una tranquilla giornata di sadhana (pratiche spirituali), Amma ha incontrato i devoti per meditare con loro e servire il prasad. Quando ha chiesto se qualcuno avesse qualche domanda da porle, un devoto ha alzato la mano e le ha chiesto un consiglio riguardante suo padre, malato terminale: “Quando una persona è in fin di vita in ospedale, possiamo dargli della morfina per alleviare il suo dolore? Prima hai detto che il nostro ultimo pensiero quando moriamo è ciò che determina la nostra prossima incarnazione. Somministrare la morfina a una persona può influenzare il suo ultimo pensiero?”

 


Cosa determina il nostro ultimo pensiero
Amma ha risposto: “Se tuo padre soffre e i medici hanno consigliato di dargli la morfina, è meglio seguire il loro consiglio. Se è cosciente, fa’ che possa morire in pace, senza soffrire, così che possa pensare al Signore, che è molto meglio. Se un paziente soffre, dargli la morfina è la soluzione migliore. Il nostro ultimo pensiero dipenderà dalle abitudini che abbiamo sviluppato”.


“La prossima vita dipenderà dal nostro ultimo pensiero, e il nostro ultimo pensiero riguarderà quello a cui siamo legati: che sia la moglie, i figli, i nipoti o qualunque altra cosa, è a quello che penseremo. Le azioni diventano abitudini, e le abitudini plasmano il nostro carattere e ci divorano. Ciò a cui siamo abituati è quello che diventeremo”.


Amma poi ha fatto l’esempio di quando indossiamo l’orologio al polso sinistro per vent’anni e poi, un giorno, lo mettiamo al destro. All’inizio, quando vogliamo sapere l’ora, guarderemo ancora il polso sinistro, nonostante che l’orologio sia al destro. Oppure, se per molti anni abbiamo posato le chiavi dell’auto nel cassetto e poi un giorno decidiamo di metterle nella giacca, quando ci servono andiamo a cercarle prima nel cassetto.


E poi ha aggiunto: “Le nostre azioni hanno formato il nostro carattere, per cui, per ritornare alla consapevolezza, dobbiamo impegnarci di proposito. Il nostro ultimo pensiero dipenderà dalle nostre vasana (tendenze della mente)”.


Punti di vista e atteggiamenti diversi
“In un’intervista a un superstite degli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, il giornalista ha chiesto: ‘Cosa hai pensato quando credevi di poter morire?’ L’uomo ha risposto che stava pensando a quanto si potesse svalutare il dollaro a causa degli attentati, e quindi in quale paese e in quale banca trasferire i suoi soldi!”


“Quando qualcuno fa un incidente e muore sulla strada, i suoi familiari gli stanno intorno e piangono, ma qualcun altro, vedendo la folla, potrebbe avvicinarsi e cercare di vendere qualche limonata per guadagnare qualcosa. Ognuno agisce secondo il proprio punto di vista e il proprio carattere. Perfino quando si è in punto di morte, l’ultimo pensiero dipende dalle nostre vasana”.


Le abitudini e l’inconscio
Amma ha poi proseguito parlando di come le abitudini permangano a livello inconscio: “Amma conosceva una donna che, quando stava per morire, muoveva le labbra come per ripetere il suo mantra nonostante che non fosse cosciente”.


“La mia nonna paterna, invece, ha realizzato ghirlande per il tempio ogni giorno per tantissimi anni. Quando era molto anziana, sebbene non fosse più cosciente, potevate vedere le sue dita arrotolare l’angolo del sari con lo stesso movimento che faceva quando creava le ghirlande”.


“Le azioni diventano abitudini, e le abitudini formano il nostro carattere. A volte magari non si manifestano esteriormente, ma dentro di noi ci sono”.


La storia di Ajamila
Amma ha poi raccontato una storia tratta dal Bhagavatam (testo sacro dell’induismo). La storia è quella di Ajamila, il quale raggiunse la liberazione spirituale pronunciando il nome di suo figlio Narayana appena prima di morire. Sebbene la sua intenzione fosse di chiamare il figlio, l’ultima parola che pronunciò fu il nome del Signore, e così ottenne la liberazione.


“Dopo aver ascoltato la storia di Ajamila, un uomo pensò che raggiungere la liberazione fosse proprio facile, per cui diede a tutti i suoi figli vari nomi del Signore. Così, quando stava per morire, chiamò i suoi figli: ‘Krishna, Govinda, Murare, Narayana!’ Ma quando tutti e quattro giunsero da lui, l’uomo si arrabbiò e disse: ‘Aspettate un attimo, ma se siete tutti qui, chi si sta occupando del negozio?!’ E a quel punto morì”.


Amma ha poi commentato le due storie dicendo: “La differenza tra Ajamila e quest’uomo potrebbe essere che Ajamila ha recitato i mantra in una vita precedente. Semplicemente ripetendo il nome del Signore, potete raggiungere Dio. Forse è questa la morale della storia. Ad ogni modo, dobbiamo impegnarci seriamente, senza sosta”.

 


Karinal, il giorno oscuro
“La vita è un ciclo di nascita e morte. Quando ci abbandoniamo, sfuggiamo a tale ciclo. Alcune persone non credono alla reincarnazione; altre dicono: ‘Se tutto è Atman, allora cos’è che nasce e cos’è che muore?’ Ci sono persone che fanno questo tipo di discorsi, ma secondo l’esperienza di Amma, sono discussioni inutili. Amma ha notato che, quando una persona muore il giorno di Karinal (giorno astrologicamente negativo), muoiono altre 3, 4 o 5 persone della stessa famiglia”.


Amma ha poi fatto l’esempio di un decesso avvenuto recentemente all’ashram il giorno di Karinal. Dopo questo episodio, altre persone sono morte di lì a poco. Si trattava di persone che erano in cura per le loro patologie da diversi anni, ma sono tutte morte poco tempo dopo il primo decesso.


Amma ha proseguito dicendo: “Anche l’ashram è una grande famiglia, ma qui siamo consapevoli del fatto che siamo nati e che un giorno moriremo. Il fiore sboccia, ma poi appassisce e muore. Qui abbiamo la predisposizione mentale per accettare questo, per cui non ce ne preoccupiamo molto. Ripetiamo i mantra, recitiamo la Bhagavad Gita, cantiamo i bhajan e trasformiamo i funerali in celebrazioni”.


Al termine della risposta, Amma si è preparata per servire il prasad. I devoti hanno sistemato il cibo e così è iniziata la distribuzione dei piatti, non prima però di essere passati per le mani di Amma. Mentre ognuno attendeva il proprio pasto, si percepiva nettamente la profondità delle parole di Amma sull’importanza delle azioni che compiamo, delle abitudini che sviluppiamo e del carattere che ne deriva.

 

 

 


 
 

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